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DemocraticiAlbaro
amare il diritto, che vuol dire l'uomo e la giustizia (O.L. Scàlfaro)
26 giugno 2009
Pride nazionale a Genova
 

Il Partito Democratico di Genova dà il benvenuto al Pride Nazionale che per la prima volta si svolgerà nella nostra città il 27 giugno 2009.

La manifestazione è un’occasione importante per porre al centro dell’attenzione il diritto alla piena cittadinanza di tutte le donne e tutti gli uomini indipendentemente dal loro orientamento sessuale e dalle loro scelte di vita. Difendere la Costituzione e la laicità dello Stato sono premesse per la costruzione di un progetto di società in grado di innovarsi, di accogliere e riconoscere le tutte differenze come un valore e consentire pluralità e solidarietà nel rispetto della libertà e della responsabilità di tutti.

Il Partito Democratico assume la tutela dei diritti nel suo DNA e, come recita il Manifesto dei Valori, “si impegna affinché la cultura dei diritti umani sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, rimuovendo le cause che possono pregiudicarne lo sviluppo, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale.”

La fiducia nella forza dei diritti civili e sociali, tra loro strettamente collegati, si traduce nell’impegno politico affinché questi riescano a cambiare concretamente la vita delle persone.

Auspichiamo e ci impegniamo affinché la politica nazionale sappia farsi carico tra l’altro del recepimento delle direttive europee contro le discriminazioni, con particolare attenzione a quelle in ambito lavorativo, motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuovano gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva eguaglianza delle persone omosessuali e trans gender; dell’attuazione di politiche di effettiva tutela delle salute e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili; del riconoscimento dello status di rifugiato anche a gay, lesbiche, bisessuali e transgender perseguitati nei loro paesi e della depenalizzazione del reato di omosessualità dalla legislazione delle nazioni che lo prevedono; dell’approvazione di misure e norme che consentano a ogni persona di poter vivere a pieno la propria affettività creando legami stabili e responsabili.

Il PD di Genova s’impegna, poi, affinché nelle politiche delle amministrazioni locali, all’enunciazione dei principi segua un concreto impegno ed una pratica quotidiana realmente non discriminatoria.

E’ con questa consapevolezza che salutiamo con favore e amicizia il Pride Nazionale e auguriamo una piena riuscita della manifestazione con l’auspicio che una nuova cultura dei diritti e dell’accoglienza faccia superare antiche barriere culturali.

La Segreteria Provinciale


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permalink | inviato da DemocraticiAlbaro il 26/6/2009 alle 1:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 maggio 2009
Ed è Francesca
 Volete sapere chi è Francesca? Francesca (cognome: Balzani) è una giovane, brillante avvocatessa candidata alle elezioni europee per il Partito Democratico.

Che cosa ho io a che fare con lei? Ho conosciuto Francesca quando, ragazza, fu attratta dal progetto-utopia della Rete. L’ho poi seguita nei suoi successi professionali: lo studio Uckmar, la soluzione (che tutti ritenevano impossibile) della vicenda finanziaria della vecchia “Unità” e la rinascita del giornale, il consiglio di amministrazione della Carige e infine la nomina da parte di Marta Vincenzi, come tecnico indipendente, ad assessore al Bilancio del Comune di Genova.

L’ho seguita però soprattutto nella sua vicenda umana: il matrimonio con Francesco, mio allievo in Bocconi, poi anche lui simpatizzante della Rete, ora affermato commercialista e tributarista a Milano nonché docente universitario a Bologna. E soprattutto i due figli, che Francesca cresce con tutti i sacrifici che possono venire a una donna da uno degli impegni amministrativi più gravosi in assoluto.

Insomma, come avrete capito, è più giovane di me ma non mi chiama “papi”.

Lo confesso qui pubblicamente: la sto appoggiando con convinzione.

Perché se valorizzare nuove e giovani energie in politica, valorizzare le donne, ha - come io credo - un senso, finalmente lo trova davvero con Francesca, che non deve proprio nulla a correnti e fedeltà di partito o a frequentazioni personali.

Io l’ho sempre vista come donna seria e allegra, responsabile e competente, pragmaticamente tenace e al tempo stesso (ma sì, si può…) ricca di ideali.

Dichiaro che mi farebbe piacere, per il Paese, per la politica, che potesse entrare nel Parlamento europeo.

Nando Dalla Chiesa
13 maggio 2009
La Casa dello Studente non fa spot

 La Casa dello Studente di Corso Gastaldi: forse non tutti sanno che fu luogo di prigionia e di tortura di studenti, operai, preti, ebrei. Poco tempo fa un restauro – l’abbattimento di un muro – fece scoprire una galleria sconosciuta. Non fu data molta importanza alla scoperta finché qualche volontario dell'Associazione partigiani ha deciso di farla conoscere agli scolari delle vicine scuole. Quest'anno alunni di quinta elementare e terza media sono scesi in quel tunnel, condotti da pochi audaci insegnanti, amanti della storia e della verità.
I ragazzi hanno conosciuto le anguste celle dove detenuti, ma anche intere famiglie ebree potevano stare ammassati, stretti, in piedi soltanto, come i fenicotteri sull'acqua. Aspettando il loro destino: per molti un treno piombato o la fucilazione. In silenzio i ragazzi son sfilati davanti ai murales tratti dalle lettere dei condannati. Muti hanno riconosciuto i nomi di alcuni di loro attribuiti alle strade che percorrono quotidianamente. Hanno letto del giovane sacerdote danese che raccomandava ai genitori di adottare un bimbo tedesco, dello studente triestino di Economia, vent'anni, che chiedeva scusa alla famiglia per averli delusi; torturati lì, nella Casa, e fucilati. Studenti venuti a Genova per un futuro, che invece vi avevano trovato la morte.
Ma si deve guardare avanti, come si è fatto martedì 5 maggio, presentando presso un'altra Casa dello Studente, all’Aquila, i "Giochi del Mediterraneo", una manifestazione sportiva che soli gli addetti ai lavori conoscono, gare di atletica per giovani che provengono anche dai Paesi più sfortunati di quell'angolo di mondo che sta giusto sotto lo stivale. Non sono la Champions questi Giochi, non attirano soldi, ma quest'anno si è dato loro più pubblicità perché c'è stato il terremoto. Tutto fa spot e agli eventi, grandi o piccoli che siano, si dà visibilità solo se c'è un ritorno mediatico, altrimenti è silenzio.
Proprio come per le celle segrete della Casa dello Studente a Genova, ignorate da autorità e partiti; forse perché evento organizzato da qualcuno che dà il suo aiuto nel volontariato, serve alla mensa dei poveri ma non ha tessere. Ignorate anche dal Municipio del Medio Levante (è di centro destra) di cui la Casa dello Studente fa parte. I pochi membri presenti solo a titolo personale. Cosa importa se a dare una mano si era mosso un tal Giacomo Gastaldi, che però proprio quella mattina non era riuscito a venire a salutare i ragazzi - non stava bene - e due giorni dopo la visita delle scolaresche se n'è andato per sempre per unirsi forse al comandante Bisagno, suo fratello Aldo Gastaldi.

Bianca Vergati

11 maggio 2009
Lido di Albaro
 Si proprio nessuna rivoluzione, solo speculazione...e con in piu' :l'Amministrazione Comunale che gli regge il sacco.L'intervento di risanamento del Lido proposto dagli imprenditori e accolto nelle sue linee generali dalla Giunta comunale non va bene per una serie di ragioni.Nulla vieta ad un imprenditori di operare una rivoluzionaria ristrutturazione della propria impresa, una rivoluzione operata - nelle intenzioni - a colpi di sostenibilità ambientale. Molto vieta ed impedisce se tutto si regge solo e soltanto sulla concessione di una variante di destinazione d'uso che permetterebbe la costruzione di case private sulla riva del mare da vendere a peso d'oro ai ricconi genovesi. Se l'imprenditore ha idee rivoluzionarie per rilanciare la sua azienda di servizi lo faccia , ma non cerchi le risorse - che evidentemente non ha - attraverso la speculazione immobiliare che è si un uso molto in voga in Liguria da decenni ( capitale del Partito del cemento del nord Italia ), ma che è espressamente vietata dalle regole del Puc genovese e dal documento di indirizzi per il nuovo Puc approvato nel gennaio scorso dal Consiglio Comunale che vieta l'edificazione oltre la linea blu ( la costa ) e impegna a non autorizzare piu' nuove varianti al Puc del 2000 in attesa della stesura del nuovo Piano Regolatore.Del resto è evidente che l'operazione è sempre la stessa: molto marketing, molte promesse, i soldi sono sempre quelli degli altri ( i compratori degli appartamenti di superlusso ), percio' se gli appartamenti non si fanno o, peggio, non si vendono tutto il resto sono promesse scritte sulla sabbia.In piu' ci sono alcune pesanti criticità che vanno messe in conto e di cui attendiamo la proposta di risoluzione dai nostri urbanisti comunali nella speranza di finirla con l'urbanistica del tappullo che nel migliore dei casi tappa le falle piu' vistose, ma non è ( o non vuole ) essere in grado di avere e proporre una visione di pianificazione di tutto il territorio e continua ad esprimersi progetto per progetto senza analizzare le interazioni tra i progetti tra di loro e con la città tutta.Creare al Lido un attrattore di traffico potentissimo come un parcheggio per centinaia di posti fa a botte con ogni possibile politica urbanistica di valorizzazione della promenade genovese, la sua pedonalizzazione, la sua valorizzazione ambientale e turistica.Permettere la costruzione di un albergo andra' a colpire pesantemente reddito e occupazione nei 5 altri alberghi presenti nell'area a distanza di non piu' di 500 metri.Permettere l'immissione di negozi fara' lo stesso con la attività commerciali della zona.Permettere la costruzione di una diga interverra' sul regime delle correnti, a rischio di penalizzare fortemente le vicine spiagge ( non protette ) di San Giuliano - San Nazzaro.La prevista sistemazione idrogeologica della valle del Bisagno comportera' come previsto in tutti gli strumenti urbanistici degli Enti preposti lo sbocco a mare a San Nazzaro dello scolmatore. Questo presuppone un ulteriore impatto col regime delle correnti in zona e mette a richio ( chiuse in una morsa mortale ) tutte le attivita' balneari della zona che verrebbero chiuse a est e a ovest da interventi impegnativi ed impattanti su spiagge e mare.In piu' l'impatto dei lavori previsti con camion, polveri e rumori andra' a cadere su un'area particolarmente fragile e non è credibile che si pensi di bloccare per molto tempo un'area vitale per la qualità ambientale, per l'economia, per la socialità di tutta la città.

Un ultimo avviso ai naviganti: L'imprenditore in questione si dice uomo di sinistra e attento alle questioni ambientali. Piu' di quel che ha in proposito di fare sarebbe interessante sapere cosa ha fatto di sinistra e di ambientale nel suo passato. A noi risulterebbe che la sua migliore performance l'abbia ottenuta lavorando per le multinazionali del tabacco che per essere di sinistra e ambientalista non è proprio una lettera di presentazione molto affidabile.Ma certo la vita di un uomo non si puo' giudicare per una sola azione, c'è una storia da raccontare, ebbene siamo ansiosi di conoscerla, cosi' come crediamo che tutti hanno diritto a essere creduti quando fanno buoni propositi, basta che le soluzioni non siano le solite cemento e mattoni coi soldi degli altri. In questo modo è andata a picco l'economia mondiale non mi sembra una ricetta proponibile ancora e comunque di " innovativo " e di " sostenibile " non ha nulla.

Noi di Legambiente ci prepariamo ad una lunga stagione balneare di contestazione che inizierà a fine mese con l'iniziativa " Spiagge pulite " ( questa volta spiagge libere e ripulite dal cemento ) in cui intendiamo denunciare la politica miope e tappullante degli amministratori e la pratica speculativa degli imprenditori.

Andrea Agostini
del circolo nuova ecologia legambiente genova


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permalink | inviato da DemocraticiAlbaro il 11/5/2009 alle 11:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
22 aprile 2009
La Gronda
Il 17/4 ho partecipato presso l'Ordine degli Ingegneri ad una riunione della Commissione Trasporti, di cui faccio parte, dedicata all'argomento della "gronda autostradale". Anche a seguito di precedenti messaggi sull'argomento esprimo alcune mie ulteriori personali riflessioni.

Un dato di traffico fondamentale per l'attuale tratto di Ponente, che mi risulta fornito da Autostrade, è quello di un 30 % di traffico passante (che cioè non interessa i caselli di Pegli, Cornigliano, Genova Ovest eBolzaneto) e di un 70 % locale,

Le soluzioni in corso di discussione con la cittadinanza sono 5:

- Gronda Alta, con attraversamento delle valli all'altezza di Manesseno;

- Gronda Medio Alta, con attraversamento del Polcevera all'altezza di Bolzaneto;

- Gronda Intermedia, con attraversamento del Polcevera fra Teglia e Bolzaneto;

- Gronda Bassa con rifacimento del Ponte Morandi a monte dell'attuale;

- Gronda Bassa con rifacimento del Ponte Morandi a valle dell'attuale; Le prime tre soluzioni si configurano come una "bretella", poiché hanno un tracciato completamente separato dall'attuale; le ultime due soluzioni si possono considerare una forma di "raddoppio", visto che vecchio e nuovo tracciato utilizzano entrambi un unico ponte, un previsto Nuovo Morandi, con implicito smantellamento dell'esistente.

L'orientamento degli Ingegneri è a favore delle "bretelle" / Gronde Alte per diversi motivi di tipo trasportistico ed ambientale.Un punto cruciale, su cui è necessario fra l'altro chiarire formalmente la posizione di Autostrade, è se il Ponte Morandi sia "precario" / "a termine", a causa dei costi di manutenzione spropositati per il suo mantenimento oppure abbia una vita garantita di almeno cinquant'anni a costi di gestioni accettabili. Se il ponte attuale fosse precario la propensione di Autostrade per un "raddoppio" / Gronda Bassa appare giustificata dall'intenzione di realizzare un unico ponte sul Polcevera, a 4 corsie per senso di marcia (Nuovo Morandi), anziché da due ponti (rifacimento del vecchio Morandi e nuovo ponte in zona Bolzaneto). D'altra parte la necessità di rifare il Morandi implicherebbe anche quella di una Gronda, per la necessità di garantire una continuità dell'esercizio autostradale. E questa sarebbe una risposta inconfutabile a quei cittadini che si oppongono a nuove opere autostradali, per ragioni ambientali.

Un'idea che andrebbe a mio parere approfondita potrebbe invece essere:

- realizzare la Gronda Alta, in una delle tre varianti previste;

- dedicare alla viabilità genovese il vecchio percorso autostradale del nodo di Genova

- completare una strada litoranea ad alta capacità fra Cornigliano e la Sopraelevata, in grado di assorbire il traffico che attualmente transita sul Ponte Morandi;

- realizzare un' uscita autostradale per la bassa val Polcevera, alle falde di Coronata;

- smantellare definitivamente l'esistente Morandi senza alcuna sua sostituzione.

Per inciso, sembra che un trasferimento al Comune dell'attuale tratto autostradale cittadino ad uso tangenziale risulti improponibile: e questo è fortemente aggravato dalle risorse e dai costi di manutenzione dell'attuale Morandi.

Mauro Silingardi

8 aprile 2009
Boccadasse: ma perchè non pensarci prima?

Una piazza verde al posto delle torri dell'architetto Botta e un edificio ad “U” e gradoni. Queste le proposte del Comune nell'Assemblea conclusiva del percorso di Città Partecipata per la riqualificazione dell'autorimessa di Boccadasse, tenutasi lunedì 6 aprile presso la sala parrocchiale: via, con i porticati, i centri commerciali, la palestra e le ipotesi di trasferimento della Polizia Municipale e della scuola elementare Don Milani: 3500 metri quadrati di verde e le torri sparite come a scacco matto. Dopo l'esposizione degli Uffici Tecnici del Comune e del Direttore di Urban Lab è scoppiato un grande applauso: soddisfatti residenti, tecnici, assessore, municipio. Breve dibattito, in sostanza un generale consenso, pare. Anche Legambiente non ha avuto nulla da ridire ed ha apprezzato.
Quando in pochi si è rimasti e si commentava qua e là più d'uno si chiedeva: “Ma perchè non l'hanno proposto prima? Non avremmo neppure fatto il Comitato!”
Già, perché? Perché smontare, come gli ingegneri del Comune hanno fatto in quella sede, pezzo per pezzo, il progetto dell'archistar? Secondo loro non rispondeva ai criteri approvati per il futuro PUC, ed elaborati da Urban Lab: in primis non era dimensionalmente omogeneo con il contesto e soprattutto il "verde" non era un vero spazio pubblico, cioè non era fruibile appieno dal quartiere. Ma lo si poteva verificare prima tutto questo. Prima di scatenare quel feroce dissenso culminato con la presentazione pubblica al Conservatorio, trasformatasi una fastidiosa assemblea condominiale. Dove una brutta figura l'ha fatta l'architetto svizzero, che era parso non avesse neppure visitato il luogo del contendere, nonostante la sua idea di richiamare le vecchie "mura" e Porta Soprana. Non da meno però gli amministratori nel difendere il progetto a tutti i costi, benché le motivazioni della Sindaco sulla scelta di una grande firma fossero più che comprensibili: un'eredità, un progetto ineludibile, facciamolo almeno un po' speciale, che lasci un segno. Già, un botto, che botta, come dicono quelli di Sarzana, dove la torre di 68 metri è stata invece approvata dal Consiglio comunale. Questione di skyline e di mentalità.
Una domanda però si pone anche a chi faticosamente ha provato a difendere l'architetto e l'operato del Comune: perché i cittadini devono per forza trasformarsi in Comitato per esporre le loro ragioni? Meglio sarebbe verificare prima tramite Istituzioni, associazioni, Civ o quant'altro esiste sul territorio. Quando soprattutto, come in questo caso, non ci si oppone con una "opzione zero", ma si è sempre riconosciuto il diritto altrui a procedere poiché di un progetto privato si trattava. Quindi, onore al percorso pubblico di Città Partecipata, apprezzato e comunque migliorabile, all'aver riconosciuto legittime le obiezioni presentate dai residenti. Ma perché farci del male, ridicolizzare un'amministrazione che della democrazia ne fa giustamente un vanto? Pensiamoci, visto che altre prove ci attendono, in particolare nel Levante, dal Carlini, a Villa Gentile, agli spazi che in futuro saranno lasciati liberi da Ingegneria, alla riqualificazione del Lido: Gronda doc et e a Carignano si sono già attrezzati.

Bianca Vergati

5 marzo 2009
Boccadasse: confronto pubblico sempre più difficile


- Ridateci i bus -, questo il coro che ad un certo punto risuona nell'Auditorium del Conservatorio Paganini, il giorno della presentazione del progetto dell'Autorimessa di Boccadasse, lunedì 2 marzo alla presenza del sindaco MartaVincenzi. Parole imbarazzanti anche per un architetto scafato come Botta, abituato a discutere da Baden a Shangai: vacilla un po' l'archistar e si dice pronto a rivedere i suoi disegni, senza alterarne la cifra s'intende, ma disponibile alla discussione per migliorare il suo lavoro. L'Assemblea si scioglie; lampi della stampa, riprese, interviste, prima e dopo il dibattito. Ed è un peccato, si è persa un'occasione per discutere l'idea di città che la Sindaco vorrebbe con il suo Urban Lab, lei che sottolinea nell'introduzione come l'area dismessa sia un' eredità, ma comunque un'opportunità per rivedere concezioni che altrove già si fanno strada: non più un'estensione dell'abitato con alti costi sociali, dalle reti fognarie all
e strade, ai servizi. Un ritorno all'interno invece, un recupero del costruito, già attrezzato. Così come l'idea della "corte" aperta dello scapigliato Botta, per spiegare il verde dentro e non fuori dell'edificato, da percorrere in tutti i suoi spazi, attraversandolo per farne un centro vissuto, uno stare insieme.
Il comitato che tante firme ha raccolto è un po' spiazzato, a denti stretti, partiva dall'idea che i volumi non fossero in discussione, ma l'impatto delle altezze, del verde, della sostenibilità, il tipo di costruzione fossero temi da dibattere. Con la presentazione però di più progetti ed invece se n'è visto presentare uno solo. Parte del pubblico contesta, non vorrebbe nulla, non accetta il nuovo, il moderno, al più edifici che ricordino lo stile ligure. Fa inorridire la proposta di porticati, come se in tante parti d'Italia i portici non siano sempre stati solo mero riparo dal freddo, ma pure luoghi d'aggregazione, d'incontro. Oggi non più. Suscitano paura, esprimono, a torto o a ragione, l'incertezza, il senso d'insicurezza che questo tempo, la politica, la crisi, i media hanno contribuito ad alimentare. Bar, ristoranti, negozi nella corte? Solo fastidio e rumore, forse non si riuscirà a sentire la tv con le finestre aperte. Gioventù che chiacchiera, vociare di ragazz
i: non val la pena chiedere di abbassare la voce a drogati, perdigiorno, che occupano i parcheggi di chi abita il quartiere, si sente borbottare.
Ci s'infiamma per le altezze, il vero unico tema essenziale, la vivibilità, l'impatto del traffico, la sosta, si perde però il dialogo sull'architettura. Fra interventi confusi, viscerali, una voce dissonante rispetto ai ragionamenti di Botta, quella di uno studente: - Ma perché l'idea della corte, che altrove è sempre stata un luogo chiuso, perchè andare da una parte all'altra dell'abitato? E perchè soprattutto non si è fatto un concorso per portare nuove idee? Tutto sembra così imposto dall'alto…
Occasione persa per tutti. Per chi non ha apprezzato la buona volontà dell'Amministrazione, vincolata a rispettare l'acquisto di un privato di un'area pubblica e che vorrebbe proporre un progetto innovativo. Che propone un iter partecipato per venire incontro ai residenti; punto di partenza per un percorso di condivisione. E’ positivo e un ringraziamento alla Sindaco è doveroso. Peccato arrivarci con un solo progetto e l'archistar nel taschino!

Bianca Vergati

4 febbraio 2009
Il Porto delle nebbie..
 E' passato poco più di un anno  dalla storica contesa fra i tre pretendenti all'Autorità Portuale, tra acide e neppure tanto velate baruffe  nelle Istituzioni, Si sentì parlare allora di porto lungo, poerto largo,  porto- porta dell'Europa, corridoio cinque. Nella nostra fantasia viaggiavano quei milioni di teu di traffico  previsti , li immaginavamo come    mattoncini lego , pronti per essere messi a posto. Portavano lustro e lavoro alla città , tanti erano e ancor più sarebbero arrivati e da qui discussioni a non finire per strade, accessi, infrastrutture. Di tutto questo che cosa è rimasto ?  Gli ultimi dati dell'Autorità Portuale  ( La Stampa 4/12/08) ci dicono che il traffico industriale è diminuito del  7,3% fra ottobre 2007 e ottobre 2008. A gennaio 2009 i più pessimisti ipotizzano per il futuro un meno 20%.E' la crisi, è vero, non prevista da nessuno. Ma le società traslocate o che hanno ridotto prima della crisi , qualcuno le rammenta? L'ultimo atto,  quello della Mersk che anni fa puntò su Voltri 2 e sappiamo come stanno le cose in questi giorni: anche uno sparuto gruppo  di giovani  stranieri  se ne  va,  baluardo della capacità attrattiva della nostra città, noi che speriamo sempre in giovani  che  vengano da fuori e decidano di mettere su casa qui.Ora assistiamo alla  trattativa a puntate  sulla gara d'appalto: sacrosanto salvaguardare i posti di lavoro . Con uno sguardo al futuro però.Dopo nove mandati, dico nove, il proconsole è ancora lì, tutto è cambiato,  ma lui no.

Grazie a un mondo imprenditoriale senza ambizioni e grazie  anche a uno così  stiamo diventando, se già non lo siamo, un porto di periferia, dove  i tilt del sistema informatico sono costati 60 milioni di euro  e  ancor più del chip può far l' indomita  tramontana.  Repubblica di domenica scorsa ci informa che anche Le Monde ci depenna dai porti importanti, magari lo dicono con la volpe sotto la coda. Però, dispute, indagini , mancate liberalizzazioni, situazioni di monopolio del traffico, politica che non decide, associazioni  di manodopera inamovibili, che difendono accanitamente soltanto  il posto dei loro soci: tutto fa.Perciò un  pensiero agli anni che verranno, ma prima di ogni cosa a quei lavoratori che pure ci sono morti, non solo per mancanza di sicurezza ma anche  per  formazione inadeguata. E' proprio per loro , per la loro abnegazione che non possiamo accettare il declino del porto, facendo  dettare l'agenda da soggetti  d'altri tempi, dimenticando i tanti non portuali   che perderanno il lavoro  senza tanti complimenti e senza il supporto di una cassa integrazione.  Per i precari di altri lavori  dalla Regione forse  un milione di euro,   invocando il dirottamento dei fondi per la formazione sugli ammortizzatori sociali. Intanto  per i camalli circa tre  milioni di euro, che  non vogliono : no ai  500 euro  d'integrazione in più al mese.

Ora dicono -Prima il lavoro-. Davvero?  Con l'aria che tira, quale lavoro  e per chi? 

Bianca Vergati

7 gennaio 2009
Anno nuovo....il resto no...

E' finalmente iniziato un nuovo anno, ma a leggere i giornali pare davvero l'unica novità del panorama politico italiano: l'anno è nuovo, il resto...no.
 Se poi ci si guarda in casa....si ha la matematica certezza: niente di nuovo sotto il sole...specie ora visto che nevica.
Ma l'inizio di un nuovo anno porta in sè la possibilità di scrivere una nuova storia, un nuovo percorso.
Le vicende di questi giorni sono emblematiche di quanto un rinnovamento all'interno del PD sia più che mai necessario, come lo sia giocare d'anticipo senza dover attendere l'inchiesta del giorno, quasi ad avere il quarto d'ora di celebrità. Prima però di farsi belli con le parole "cambiamento", "azzeramento", "discontinuità", bisogna stare molto attenti: attenti a cosa si ha in mente, attenti alle conseguenze, attenti alle modalità. Qui forse sta la chiave di volta.
Nel PD non si parla mai di "modello". Si cavalca l'onda e si agisce a "spot", agendo sull'onda del sondaggio e non sul lungo termine del ragionamento politico.
A Napoli Rosa Russo Iervolino, una delle figure più limpide della tradizione del centro sinistra cattolico, arriva a registrare una riunione politica. Scandalo. Ora è pur vero che non è propriamente carino trovarsi registrati senza esserne informati, ma è così sbagliato che il Partito, e non certo la stampa, possa avere le registrazioni delle riunioni politiche costringendo i vari notabili ad assumersi con coerenza le conseguenze delle proprie responsabilità? Ed è possibile leggere l'episodio come un puro e semplice atto di insubordinazione, o forse è meglio cercare di capire il segnale di insofferenza che un troppo spinto verticismo sta creando tra chi nel partito partecipato dal basso ha creduto?
Davvero è così strano avere le dirette dalle direzioni politiche in modo da conoscere il pensiero dei singoli "big" e poi valutarli? Altri partiti lo fanno e sopravvivono; in molti paesi d'europa è la norma e nessuno si scalda.
Era la fine degli anni '70 quando la mitica Nilde Iotti si infuriava con quegli onorevoli che mandavano in onda via radio le dirette dalla Camera dei Deputati: all'epoca era considerato, anche dalla parte riformista e progressista PCI. un atto di lesa maestà; mai si sarebbe dovuto avere in diretta il dibattito del tempio della democrazia. Poi arrivò la "tribuna elettorale" e poi le dirette televisive delle sedute parlamentari. Oggi i salotti televisivi dove si fa a gare per parlare anche delle nuove tende di casa.
A noi ogni tanto, troppo spesso in verità, la trasparenza e la pubblicità fanno paura. Siamo arrivati, partendo dal "si può fare", che già usava una forma impersonale,  alla spersonalizzazione del dibattito interno, se non in certi casi ad una certa insofferenza verso chi alza la mano e magari si dissocia dai maggiorenti: "la direzione nazionale" ha deciso, "il governo ombra ha proposto", il coordinamento regionale" ha scelto, "la direzione politica" esprime....e così via.
Nell'ultimo incontro è stato ben sottolineato come la questione morale sia da definire più correttamente come "questione di legalità", la differenza va marcata tra chi le regole le rispetta e chi no, la linea di demarcazione è semplice; gli strumenti ci sono, codice etico, regolamento, punti del programma, la questione pare facilmente risolvibile.
Manca tuttavia un elemento. Si ritorna alla scelta del modello. Quale modello di partito abbiamo? Quale modello di partito vogliamo scegliere? E quindi quale modello di organizzazione è funzionale? Quale modello di formazione per nuovi amministratori è efficace? Quale modello di comportamento è accettabile?
Abbiamo un intero anno davanti; dobbiamo però anche noi dal basso scegliere quale modello vogliamo adottare, seguire e far diventare riferimento comune,  quali obbiettivi vogliamo raggiungere, quali questioni vogliamo siano affrontate: certo il tutto parametrato al dato realistico di quanto possiamo incidere; partendo dallo sforzo collettivo di cercare ognuno di coinvolgere un amico, non per arrivare primi nella gara delle tessere, ma per far sentire forte le nostre idee. 
Credo che questo 2009 ci possa vedere protagonisti: non per le luci della ribalta, ma per lo spirito di servizio, al partito e al territorio, quello spirito di servizo che anima la buona politica, quella che fa dell'interesse generale il suo scopo e dei suoi rappresentanti i mezzi per un successo comune. Quella che non pretende nè di fare tutto giusto nè di avere sempre la soluzione in tasca, ma che tuttavia si impegna e prova onestamente a rendersi utile. La buona politica, quella che sa essere gruppo nelle sue sfaccettature, che sa essere unita nella sintesi di diverse posizioni. Insomma quella che, mi sia permesso, è da un anno che cerchiamo di portare avanti.
Con questa nostra mentalità non ci serve un anno nuovo, ma il resto....sì!

Giorgio Ravera
ECONOMIA
14 ottobre 2008
DEBAT PUBLIQUE
 

Lavorare a Genova? Difficile. La lunga stagione delle partecipazioni statali pare ormai una cartolina sbiadita, Energia, cantieristica, high tech sembrano essere i baluardi di un'attività produttiva in declino. Perchè piano piano se ne sono andati in tanti, vuoi per crisi globali, motivazioni varie che non sono tutte colpe della città, sede un tempo di importanti multinazionali, dall'IP alla siderurgia, all'industria dolciaria, Saint Gobain, Tubighisa.. Oggi la Houghton, probabilmente la Boero. Altre ancora sono rimaste, come Siemens, Ericsson, Mersk, Ansaldo Energia, Fincantieri.... Perchè? Perchè sia pure in una situazione globale di crisi, non sempre è positivo delocalizzare. E poi restare in Liguria dove si è iniziato, dove la posizione geografica e territoriale è strategica, dove il know how è storico e fa parte del dna di una vocazione industriale consolidata, porto compreso: ecco questo fa sviluppo e fatturato.

Ma per tutte un problema è comune: il nodo cruciale restano le infrastrutture, Terzo Valico e Gronda in testa. E se per fare le grandi opere ci vogliono quattrini, una cosa certo possono fare però Regione e Città : decidere. Decidere almeno le priorità e decidere come e dove farle, perchè queste decisioni dipendono sì dal territorio. E lo si deve fare in fretta per evitare quest'inarrestabile declino , questa fuga dei suoi giovani. Siamo sempre più i vecchi e le previsioni non aiutano, almeno però dovrebbero far pensare: nel prossimo lustro la fascia di popolazione che cresce, che fa figli, che lavora , che scommette sul futuro, 100mila persone tra i venti e i quarant'anni potremmo non averle più. Se nel 1981 in Liguria eravamo un milione e 800mila persone , nel 2007 siamo 200mila in meno e gli occupati nell'industria sono passati da 18,60 % al 13,90%. . In compenso gli under 65 sono il 25% della popolazione contro il 18,5% della media nazionale. In un'ottica di federalismo fiscale, già ora siamo in rosso.. Nonostante la crescita del Pil ligure. (fonte Sole 24ore).

Ora il Governo di Berlusconi ha sul nostro territorio un rampante ministro, Claudio Scaiola, che in occasione del Convegno di Fisica, svoltosi l'ultima settimana di settembre al Dipartimento di Fisica, ha lanciato Genova come Capitale dell'Energia. Mentre il nostro Sindaco ha proposto Genova come sede dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare.

E diventare anche il Polo di Eccellenza per l'Energia? Alla mia domanda sul perchè non proporsi come città- polo d'eccellenza sulle questioni energetiche Vincenzi mi ha risposto: -Perchè ora si sta decidendo sulle Agenzie, Rifiuti, Sicurezza ed Energia. Al resto pensateci voi-...

Ma voi chi? Mi avrà forse preso per una Precaria attempata dell'Università, in attesa che uno dei suoi capi-totem si faccia da parte. Ha glissato sul grande dibattito intorno alla nostra Università e al Politecnico. O forse si riferiva al PD e non a torto.

Con l' Agenzia dell'Energia non è tutto chiaro chi decide che cosa o dove sul Nucleare e intanto il Ministro ci ha lanciato un bel guantone. Noi del PD che ne pensiamo del Nucleare?

E poi: giusto sottolineare la vocazione della città, che essa sia il il punto di riferimento per le questioni energetiche? Io non ho dubbi su questo: le competenze che hanno le industrie, la nostra Università, i nostri Istituti di Ricerca devono farci credere in questa vocazione.

Il problema energetico però non è più rinviabile, la nostra produzione ha i costi maggiorati del 30% rispetto agli altri Paesi. Supportiamo le nostre aziende liguri che hanno esperienza, competenze. Non facciamo fuggire anche Ansaldo, che ancora impiega più di tremila addetti e che solo nell'ultimo hanno ne ha acquisito un migliaio, con un trend di crescita lusinghiero come tutte le altre aziende del gruppo Finmeccanica. E nomino volutamente proprio Ansaldo Energia perchè è quella che presenta più problemi con la Gronda: infatti secondo una delle ipotesi proposte passerebbe proprio sulle sue aree. Decisione importante, oggetto di ennesimo dibattito anche in Sala Comunale nei prossimi giorni. Bene , decidiamo una volta per tutte, decidiamo saggiamente , pensando al futuro

Bianca Vergati

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permalink | inviato da DemocraticiAlbaro il 14/10/2008 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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